place your order

fare un trasloco in questo periodo dell’anno,
avere i miei libri e i miei vestiti impilati in scatoloni e sacchetti,
mi mette in una condizione strana: mi sento come appena wiped.

mentre tutti sono a fare i conti con i buoni propositi per i mesi a venire, io faccio i conti con l’annosa elezione del nuovo supermercato preferito. o la “strada da fare tornando a casa”, cose del genere.
decidere ex novo l’ordine in cui riporre i miei libri sugli scaffali (e quali non portare più con me, tralaltro)
mi spinge a voler viaggiare leggera. buttare parecchie delle cose che ho accumulato negli anni,
come non farei se non mi trovassi in questa situazione.
il gesto di buttare uno dei centinaia di biglietti da visita che ho sparsi tra cassetti e scaffalature, lo considero un gesto atto a dimostrare, a me stessa, che sono capace di lasciarmi davvero alle spalle alcune cose:  che comprendo come non abbia senso alimentare la nostalgia con feticci di carta e plastica.

Oso avere il coraggio di buttare lettere, biglietti e fotografie- perfino in modo violento- non so, bruciarli, perché sia chiaro il messaggio: non voglio avere ripensamenti.
una volta che ho tagliato i ponti, devono rimanere tagliati.
allo stesso modo, è banale dirlo, fare questo solletica l’istinto ad alleggerire anche il bagaglio di persone che mi porto dietro,
mi sento di essere ad un punto di partenza anche con loro,
faccio il punto della situazione con gli oggetti che li riguardano,
i libri che mi avete regalato, i braccialetti, le sciarpe e i vestiti che vi rappresentano.
voglio averli con me?

la risposta istintiva è no.
la risposta istintiva è: certe cose non mi riguardano più.

in questo momento più che mai, le distanze che ho creato mi sembrano incolmabili-
o perlomeno mi sembra servano come punto di appoggio per cercare di capire
dove diavolo sto cercando di andare.

non mi è ben chiara, la cosa. //

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