April, 2010

mexican standoff

April 29th, 2010

Gli ho detto: ho ancora il tuo regalo di natale
questo significa che sono passati sei mesi.
mi ha  risposto che potrei quasi cambiare la carta e riciclarlo come regalo di compleanno.
mi è venuto da ridere.

L’ultima volta che sono stata a casa tua faceva caldo, avevo appena comprato per me e per te una maglietta con un panda- lavoravo ancora in quel negozio in centro, ed erano quasi due anni fa.
Dopo di allora c’è stato un concerto di Andrew Bird, poi un aperitivo al Twenty con un sacco di zanzare a disturbarmi, e poi un concerto degli Wilco.

Poi penso: come ho fatto a rimanere completamente innamorata di una persona che ho visto tre volte negli ultimi due anni?
Con che coraggio mi sono sentita in colpa nel deluderti, con che coraggio ho sofferto perché non ti fidavi di me?
Piango ogni volta che ci penso. piango adesso, anche se non è il momento.
Piango perché non c’è altro da fare- non sono capace di fare altro.

Ma non è un pensiero triste, oppure nostalgico;
in realtà è semplicemente accettare che mentre la mia vita veniva ribaltata, mentre incontravo persone, leggevo libri, prendevo decisioni importanti- tu non eri mai qui a condividere questi momenti- altre persone, le persone sbagliate condividevano questi momenti con me, e non tu.
ho tanto insistito, mi sono impuntata, mi sono arrabbiata, perché tu ci fossi, ma non è servito a niente.
questo non è triste, o amaro, è solo accaduto.

Non so se rendo l’idea: cosa posso fare di diverso da accettare le cose come sono andate?
Se non sei stato qui, in tutto questo tempo, è perché evidentemente non lo ritenevi importante, oppure necessario.
Io ho sofferto della tua mancanza, e mi sono arrangiata ad andare avanti.
Mi piacerebbe che tu fossi davvero parte della mia vita, come ti ho detto, sarei disposta ad aspettare tutto il tempo necessario, anche più di questo- ma ho come l’impressione che non ci sia mai una fine all’attesa.
E io ho bisogno di avere fisicamente qualcuno che si prenda cura di me, e tu non sei qui a farlo.

obtexi

April 16th, 2010

ho sognato di correre e nascondermi
era vitale non farmi vedere, era un gioco, ma uno di quelli non voluti da me / e dai quali la mia nuca dipende.

c’era sempre la solita rampa grigia di cemento, quella che va dalla mia via al palazzone
quella da dove una volta è caduto un tizio preso a martellate-
quella con il pavimento ricoperto di plastica a bolle nere, che d’estate scotta e puzza tantissimo
correvo sulla rampa e mi nascondevo nella rientranza che scende
osavo sporgermi appena a guardare se ero stata seguita, e mi sentivo salva
poi mi arrampicavo sulla grata di metallo per aprire la porta interna al condominio e scendevo le scale a chiocciola con il cuore in gola
dalle fessure nel muro vedevo i miei inseguitori e speravo fosse tutto finito-
c’era la solita puzza di piscio, la cabina telefonica arancio con il vetro spaccato e il giardino tutto secco pieno di pietre.
mentre riprendevo fiato pensavo ad un altro sogno, in cui scappavo da una ragazza dagli occhi a mandorla
mi è bastato ripensarci un attimo per tornare lì.

preghiera a giove statore

April 13th, 2010

Se ne vadano i malvagi, si separino dai buoni, si radunino nel medesimo luogo, siano divisi da noi da un muro, di cui ho parlato spesso; smettano di tramare insidie al console nella sua casa, di accerchiare il tribunale del pretore urbano, di assediare con le spade la curia, di preparare proiettili incendiari e torce per dare fuoco alla città; una buona volta porti scritto in fronte ciascuno che cosa pensa riguardo allo stato. Questo vi prometto, oh senatori, che ci sarà un tanto grande impegno in noi consoli, una tanto grande autorità in voi, un tanto grande valore nei cavalieri romani un tanto grande consenso in tutti i cittadini onesti che con l’allontanamento di Catilina voi vedrete tutti gli intrighi scoperti, messi in luce, oppressi, puniti. Con questi precisi auspici, oh Catilina, per la somma salvezza dello stato, perla tua disfatta rovinosa e per lo sterminio di coloro che si unirono con te in ogni sorta di delitto e di crimine contro la patria, parti per la tua guerra empia e nefasta. Tu Giove, con gli auspici con i quali questa città è stata fondata, fosti stabilito da Romolo che chiamano protettore di questa città e giustamente anche dell’impero, tieni lontani costui e i suoi compagni dai tuoi templi e da quelli degli altri dei, dalle case e dalle mura della città, dalla vita e dai beni di tutti i cittadini e gli uomini avversi ai buoni, nemici della patria, predatori dell’Italia uniti da un patto di scelleratezze tra di loro e da una nefasta amicizia, punisci vivi e morti con eterni supplizi.

Thysía

April 12th, 2010

ad Ecate ho sacrificato un cane, un toro pasciuto è stato immolato a Marte possente in armi.
perché gli dei hanno abbandonato il mio fianco?
non hanno forse gradito i mei doni?

familiari

April 6th, 2010

quando le persone cominciano ad utilizzare la scusa dei “motivi familiari” anche con te,
capisci di essere davvero caduto in basso.
oppure insomma, son punti di vista.