mexican standoff
April 29th, 2010Gli ho detto: ho ancora il tuo regalo di natale
questo significa che sono passati sei mesi.
mi ha risposto che potrei quasi cambiare la carta e riciclarlo come regalo di compleanno.
mi è venuto da ridere.
L’ultima volta che sono stata a casa tua faceva caldo, avevo appena comprato per me e per te una maglietta con un panda- lavoravo ancora in quel negozio in centro, ed erano quasi due anni fa.
Dopo di allora c’è stato un concerto di Andrew Bird, poi un aperitivo al Twenty con un sacco di zanzare a disturbarmi, e poi un concerto degli Wilco.
Poi penso: come ho fatto a rimanere completamente innamorata di una persona che ho visto tre volte negli ultimi due anni?
Con che coraggio mi sono sentita in colpa nel deluderti, con che coraggio ho sofferto perché non ti fidavi di me?
Piango ogni volta che ci penso. piango adesso, anche se non è il momento.
Piango perché non c’è altro da fare- non sono capace di fare altro.
Ma non è un pensiero triste, oppure nostalgico;
in realtà è semplicemente accettare che mentre la mia vita veniva ribaltata, mentre incontravo persone, leggevo libri, prendevo decisioni importanti- tu non eri mai qui a condividere questi momenti- altre persone, le persone sbagliate condividevano questi momenti con me, e non tu.
ho tanto insistito, mi sono impuntata, mi sono arrabbiata, perché tu ci fossi, ma non è servito a niente.
questo non è triste, o amaro, è solo accaduto.
Non so se rendo l’idea: cosa posso fare di diverso da accettare le cose come sono andate?
Se non sei stato qui, in tutto questo tempo, è perché evidentemente non lo ritenevi importante, oppure necessario.
Io ho sofferto della tua mancanza, e mi sono arrangiata ad andare avanti.
Mi piacerebbe che tu fossi davvero parte della mia vita, come ti ho detto, sarei disposta ad aspettare tutto il tempo necessario, anche più di questo- ma ho come l’impressione che non ci sia mai una fine all’attesa.
E io ho bisogno di avere fisicamente qualcuno che si prenda cura di me, e tu non sei qui a farlo.