Quando, qualche anno fa, il mio medico è andato in pensione, me ne sono dovuta chiaramente cercare un altro.
La mia nuova, e attuale dottoressa, non è più simpatica come l’altro, che era il sosia di Bilbo Baggins, e in più non ricordo assolutamente come si chiami. Ricordo che è bionda, coi capelli corti, gli occhiali tondi e sembra Susanna Tamaro. mi mette abbastanza a disagio, quest’ultima cosa.
La prima volta che l’ho incontrata, sono entrata nel suo studio con mia madre, che come ogni volta che ci presentiamo davanti a qualche dottore, sente il bisogno di sciorinare la mia storia medica farcendola di inutili dettagli; siamo ben chiari: neanche a voler essere pignoli sarebbero cose rilevanti. comunque.
Ricordo che la dottoressa ha voluto sapere di allergie, interventi chirurgici, le solite cose.
e poi mia madre le ha detto che soffro di dermatite. e questa l’ha guardata improvvisamente interessata come a dire “cazzo perché non me l’hai detto subito” e mia madre, un po’ imbarazzata le dice, “eh sa, ne soffre dalla nascita”, e così quella si abbassa gli occhiali e fa ”scommetto che non è stata una gravidanza facile”, “no” dice mia madre” ero molto agitata”.
così Susanna guarda me e mi dice “sai, Laura, che la tua dermatite, è a causa del fatto che tua madre durante la gravidanza era un po’ troppo ansiosa?”
Stamattina quando mi sono alzata, mi sono guardata allo specchio, in bagno-
quello specchio che ingrandisce, e che i miei compagni di avventure, ancora dormienti nelle altre stanze, usano quando si fanno la barba-
guardavo la pelle rovinata agli angoli della bocca e soppesavo l’idea di andare in farmacia a chiedere un cortisonico.
Lo facevo con estrema tranquillità- come la maggior parte delle cose che affronto nella vita.
amarezza e gran dosi di stoicismo.
D’altra parte, che ci posso fare, se per lo stress ogni tanto la dermatite mi torna? assolutamente niente.
anzi, ringraziare la buonanima di mia madre che mi ha trasmesso questo e non la sua proverbiale ansia.
preferisco dei centimetri di pelle irritata all’inquietudine che le vedo negli occhi.