sono stata rassicurata, questa sera
da parole non di per sé rassicuranti
ma che contenevano una lucidità perfino, ad un certo punto, ovvia
ma che non è mai occorsa a me (it never occured to me).
erano tutte cose che già sapevo
ma che, come avevo già notato, avevo accantonato per amor di relatività
per le possibilità che si intercorrono – quelle che avrebbero potuto interferire, e per mantener fede a quelle che l’hanno fatto (interferito)
non ero stata capace, da sola, di arrendermi (poiché si tratta di arrendersi)
alla realtà.
ha avuto paura, mi dice, perché in un momento in cui l’attrazione fisica si mischia all’interesse, diciamo così “intellettuale”… e c’è il rischio di innamorarsi,
ha paura. perché teme l’abbandono. abbassare le difese significa aprirsi alle ferite.
coglie la minaccia, della mancanza. -come dico io, dice, il Diavolo- quello che incasina i pensieri e tenta e distrugge, il Diavolo la vince perché sussurra che bisogna sentirsi minacciati, attaccati, messi all’angolo. lui suggerisce che è solo una scusa per spalancare le porte alla sofferenza.
ha avuto paura e ha fatto così- troppi anni di troppa droga, non c’è un cazzo da fare, bruciano il cervello.
ma è perché un male dentro divora tutto- non è più neanche la droga, insomma non è quale o quanta, il fatto è che consuma
rimane semplicemente il mostro, la bestia del non controllo, ad avere la meglio- e creare la paranoia.
poi ci saranno dei momenti di lucidità, sicuro- ma non ha più la scelta di “quale realtà credere”, magari la vede, ma non ha il potere di scegliere,
sono successe, nella sua testa, queste cose, e quindi nella sua testa sono reali, ma non sono meno reali di quello che c’è fuori
che sappia, poi, nel profondo, che non è andata così- è davvero rilevante?
se ha reagito in modo così esagerato, è per qualcosa che è scattato dentro, e a maggior ragione, se ha avuto un certo peso, dubito che tornerà sui suoi passi
si comporterà come tu sia il nemico- per una volta che è incarnato
(sospiro, silenzio) silenzio
tu, abbi sangue freddo. e pazienza.
bastava così poco?
bastava così poco.
resta che, io non sono arrabbiata.
ti puoi arrabbiare con una persona lucida, che sceglie di farti del male deliberatamente
quando si tratta di un animale terrorizzato che morde per il panico, né so né posso arrabbiarmi.
mi dispiace perché sono stata colta di sopresa, da una cosa del genere, e ci ho messo dei mesi, per capire queste quattro pure ovvietà.
un po’ perché non volevo -come dicevo- arrendermi alla finitezza che una constatazione del genere impone: non si torna indietro, non si torna all’animale con gli occhi non-iniettati di sangue.
quell’animale avrà per sempre paura di me. ringhierà, abbaierà, farà quello che deve per difendersi da ciò che giudica il nemico.
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mi dispiace, perché avresti bisogno che qualcuno ti aiutasse
a riabbracciare la realtà-
quella persona non sono io, perciò mi chiamo fuori.