August, 2009

ta politika, 2

August 31st, 2009

due. capito? due.

http://www.nytimes.com/2009/06/07/weekinreview/07donadio.html?_r=3&ref=global-home

un articolo per ricordare: “The real issue here is that Italy is not a meritocracy. It is a highly evolved feudal society in which everyone is seen as — and inevitably is — the product of a system, or a patron.”

basta

August 30th, 2009

basta eh.

basta lagne, basta isterismi, basta tutto.
basta verde di rabbia di gelosia, non ne posso più, davvero.

è una specie di aut aut.

O mi sento in colpa per quello che faccio.
e divento gelosa a morte quando vedo altri parlare con te.

O me ne sbatto i coglioni
e me ne sbatto i coglioni.

è possibile davvero che sia così cretina da prendermi entrambi i lati peggiori?
che CAZZO è? non ho imparato niente?
è svilente per il mio orgoglio e per la mia intelligenza comportarmi così.
per il mio amor proprio, sopratutto per quello che ho passato ultimamente.

io non ce la faccio più.
a citare nella mia testa il monologo di crave
e sapere che non solo non sai cos’è
ma nemmeno te ne frega un cazzo

oppure non te ne frega abbastanza-
è come quando affermo, lucidamente, che non posso rompere il cazzo al prossimo per le attenzioni che non mi da (e, implicitamente, aggiungo, da ad altre persone)-
però siamo degli esseri umani, e gli esseri umani piangono, battono i pugni a terra e fanno i capricci, quando le cose non vanno come vorrebbero.
mi piacerebbe smettere di fare i capricci.
ci sto lavorando.

e questo lavorare su di me è l’ennesima sconfitta
nei confronti della mia inoppugnabile logica, a vittoria dei sentimenti, delle debolezze umane, ma nel senso di comprensibili, comuni, amiche.
è una gran rottura di cazzo, soffrire in questo modo stupido.
è una gran rottura di cazzo.

ecco,

August 28th, 2009

ecco per esempio oggi è una di quelle giornate in cui MI INCAZZO PORCO DI UN PORCO DIO DIO CANE CAZZO

perché mi sono fracassata il cazzo di vedere le attenzioni che io desidererei spiegate per altri.
e porco dio.

wi*pe

August 27th, 2009

è del tutto altalenante – ma niente di ché.

ci sono giorni in cui mi faccio venire il sangue cattivo, o più quietamente mi incazzo.
perché sono gelosa, amareggiata, delusa, boh – dipende dalla nota di colore del momento.

altri giorni come questo in cui non mi lascio prendere dal panico,
perché mi da proprio noia. noia.
(nel senso che mi da fastidio e al contempo stempera il mio interesse)

insomma, non mi voglio raccontare cazzate:
non ci voglio credere – non voglio sperare che ciò che accade celi (significhi) più del suo letterale.

perché se poi ci credo, so come sono fatta, finisce che la volta successiva mi faccio prendere dal panico sì.
finisce che mi metto a piangere, oppure non dormo, oppure mi monta la rabbia che ci sia qualcun altro al mio posto, mi ricordo di ciò che ognuno dice, mi tornano in mente le facce deluse, compassionevoli e comprensive di chi dice “Laura, che ci speri a fare?”

che devo dire? non lo so, che ci spero a fare.
ci sono giorni in cui il peso è troppo grande, giorni in cui ci sputo sopra, giorni in cui non me ne frega un cazzo, e giorni in cui la prendo con filosofia.

resta che
cogit amare magis, sed bene velle minus.

kunst != kuntz

August 25th, 2009

e ora anche loro.

non so più dove sbattere la testa. letteralmente.

tirreno, 2

August 22nd, 2009

avevo tipo stra dimenticato i racchettoni.

e poi giuro che la smetto

August 6th, 2009

insomma, stamattina mi è capitata wishlist, per colpa del maledetto genius.

maledetta patetica scusa per ripetere a memoria il testo e canticchiare I wish I was the souvenir you kept your housekey on.

In ultima analisi mi dispiace, che sia andata così, Sara. Eri una bella persona (ed è facile che sia ancora così), ma per qualche orgolioso motivo non ci rivogliamo nemmeno la parola.
Ricordo di averti giurato, incazzata ed offesa, che a fronte di una tale mancanza di rispetto non ti avrei parlato mai più. Poi il tempo, a suo modo, è passato, e ho capito che non aveva molto senso tenere il muso, che i motivi per i quali (io perlomeno) ero incazzata, cominciavano a perdere vigore, ed ero sempre più disposta a perdonare.
Mi dispiace che tu lo tenga ancora, il muso.
Mi dispiace che tu non mi abbia mai voluto dare la tua versione dei fatti che ci hanno definitivamente allontanate.
Mi dispiace. perchè oramai non sono più arrabbiata con te da tempo, e perché per i tuoi modi di gestire la cosa ho tagliato definitivamente i ponti con te, e con altre persone con le quali magari c’era ancora qualcosa da dirsi.

Ogni tanto, quando capitano episodi come questi, mi domando com’è la tua vita, cos’è cambiato e cos’è rimasto. Chi sono le persone che vedi e come stai affrontando la scuola; se sei ancora fedele a certi argomenti, o se hai cambiato idea col tempo. Quando ci penso ricordo il fatto che io sono cambiata, molto, in questi anni, anche su cose banali, per carità, e sono certa che anche per te è stato così. Per questo motivo so che ho di te un’immagine… diciamo poco aggiornata.
Sarei curiosa di fare quelle quattro chiacchiere in tranquillità, davanti a un pirlo, che si fanno con le persone che non vedi da tempo – fare quelle domande del cazzo: “come va l’università, come stai”, le cui risposte, per la stragrande maggioranza delle persone non ci interessano, ma le quali io ascolterei sinceramente interessata.

Queste cose non te le sto dicendo personalmente, al contrario le scrivo qui, perché ho paura che non comprenderesti i miei motivi.
Magari non risponderesti, perché sinceramente non ti interessa, o magari mi attribuiresti un qualche morboso tentativo di entrare nella tua vita. Non mi va che avvenga nessuna delle due cose.
Per questo tentenno ancora: mi piacerebbe che tu capissi che le mie intenzioni sono le migliori, che mi nausea il rancore che c’è stato, e che mi sembra stupido sputare sui bei momenti che abbiamo condiviso soltanto perché sono intercorse cattiverie o incomprensioni.
fino ad allora, sto bene dove sto.

tirreno

August 6th, 2009

pista di biglie sulla spiaggia

mi è venuto in mente cosa voglio fare al mare.

voglio fare una pista di biglie sulla spiaggia – quella la voglio fare dibbrutto. se possibile vorrei le biglie di plastica con dentro le facce dei ciclisti. (ma mi accontento anche dei piloti di formula uno, in caso)
voglio andare a comprare il latte con la bici e metterlo nel cestino e fare colazione con gli aghi di pino incastrati tra il piede nudo e le infradito, e poi voglio giocare a frisbee con Gabriele e … insomma, ci rifletto un altro po’ e poi aggiungo.

rubro signanda lapillo

August 5th, 2009

semplicemente, non uno di quei giorni da segnare con un sassolino bianco.

antiques store

August 2nd, 2009

e poi ho cominciato a considerare l’espressione grave, che aggrotta le sopracciglia, e conferisce un’aria pensierosa, seria.

mi è stato all’improvviso più chiaro,
in modo, lo confesso, del tutto inaspettato
come i sogni non mi stiano dicendo niente, niente di particolare
profezie, veggenze, oniromanzia da poco conto – non mi fregate, non oggi.

il panettiere sorridente di stanotte non ha niente di diverso dal dio in rayban e maglietta viola della notte precedente.
e su questo sono irremovibile.
la gravità nel viso, visto – mi porta ad una fermezza più teorica
I ain’t foolin myself this time – troppo comodo concederselo.

Il mio fratello preferito ha ragione: val la pena concedersi perdono, e allo stesso tempo non concedersi lassismo. con il giudizio che si addice ai grandi, eccetera e cetera.

et tamen ita probanda est mansuetudo atque clementia, ut adhibeatur rei publicae causa severitas, sine qua administrari civitas non potest
E tuttavia la mite e mansueta clemenza merita lode solo a patto che, per il bene superiore dello Stato, si adoperi anche la severità, senza la quale nessun governo è possibile