chest
January 26th, 2009credevo di avere dimenticato quelle parole
dette con la testa appoggiata sul petto
a sentire il cuore.
poi le ho ricordate.
è il tuo cuore a battere così, o è il mio?
- spero tutti e due.
ho ricordato il calore, la calma.
è strano perché non ho provato alcuna nostalgia.
ma una forma del tutto sconosciuta di distacco.
una specie di coscienza profonda
che quel momento, quel sentimento
è stato quasi del tutto costruito ad hoc dalla mia immaginazione.
eccetto la presenza dell’abbraccio
e l’effettivo battere del cuore.
è incredibile come io abbia vissuto interamente nutrita dai sogni, quegli anni.
è incredibile specialmente guardando ad essi adesso,
con i miei occhi, e la mia ratio ferma – cristallina.
provo vergogna all’idea di quanto siano stati risibili e fuori luogo, i miei desideri – dal momento che si riferivano a persone del tutto inesistenti nel mondo reale.
ora me ne rendo conto
ripenso al sollevarsi ritmico di quel petto
e mi chiedo che ne è stato, di questi sogni.
come io sia riuscita ad isolare il loro calore rassicurante, e dipingerlo falso, rimane per me, oggi, un mistero.
che io torni ciclicamente, invece, a ispirarmi ai dettagli del racconto
// uno sguardo, magari, una smorfia nel sorriso, un dettaglio nel modo di camminare, un paio di libri su uno scaffale //
mi fa sentire molto umana.
mi fa sentire debole, immatura e stanca.
a volte questo può essere chiamato virtuosismo.