July, 2008

killah

July 27th, 2008

una volta scrivevo molto di più
avevo mucchi di roba nella cartella documenti, salvati con nomi a cazzo
per simboleggiare il disagio, lo smacco, chissà.

ora sono serena.
voglio dire, niente più carni dilaniate dallo sforzo, dai sospiri, morte e distruzione.
niente più amori impossibili, noia di vivere, segreti inconfessabili.
niente di niente.

l’8 prendo lo stipendio
devo solo pazientare un po’
poi, pacchia ragazzi.

potrei addirittura permettermi il lusso
di un etto abbondante di culatello.

..o una torta.

mani

July 22nd, 2008

questa sera, preparando la cena
mi ferisco con un coltello proprio al centro del palmo della mano sinistra.
la ferita sanguina, fermo l’emorragia con qualche cubetto di ghiaccio
senza scompormi disinfetto, medico, eccetera.

poche ore più tardi, guardo un film
nel quale una ragazza viene ferita con un colpo di arma da fuoco
proprio al centro del palmo della mano destra.
magari c’è qualcuno che sta cercando di dirmi qualcosa.

pre mestolo

July 22nd, 2008

la cosa buffa è che
(un attimo che finisco di rimpinzarmi di pesce e arrivo)

io posseggo una discreta quantità di amiche e amici che credono al mito-simbolo della crisi premestruale.
dico mito-simbolo perchè i maschietti in questione l’additano come momento, nella fidanzata, di convoglio di tutti i nervosismi cosmici e/o immaginati.
momento in cui invariabilmente non si scopa.
e spesso, anzi, si finisce per litigare.
chiaramente loro non hanno idea di cosa succeda prima del ciclo, quindi temono il suo arrivo come gli aztechi temerebbero quetzalcoatl, si inchinano alla sua possenza e ne accettano e rispettano l’esistenza.

io, ragazzi miei, che sono una femminuccia, invece, sono così soggiogata dalle ondate di ormoni in certi periodi che mi accorgo che mi sta arrivando il ciclo soltanto nel momento in cui.. arriva.
niente nervosismi, niente incazzature, niente di niente.
nè prima nè dopo nè durante.

a quel punto guardo le mie amiche, coetanee, eccetera e dico
sarà mica una scusa inventata secoli fa per giustificare ,agli occhi del maschio dominante, una lunga serie di odii repressi? voglio dire, lui mica ce l’ha, un apparato riproduttore femminile, che cazzo ne sa di quello che può e non può accadere – se la beve tranquillamente.

ma a me, cioè, sta cosa non torna.
uno gli sbalzi d’umore ce li ha punto – ‘n c’è mica bisogno di chiamarli pre, post, intra.

poi la gente i coglioni li rompe sempre e comunque
c’è chi sopporta
chi sopporta meno
chi manda a cagare terzi a random finchè non sviene – o finchè gli esseri non si esauriscono.

"facciamo che te ne stai nel tuo mondo di rose e fiori e non mi rompi i coglioni.
ma la gente, io lo so bene. non ci sta mai, nel suo mondo senza rompere i coglioni.
lo so, lo preventivo, lo incasso, e tiro avanti."

e qui, avrei detto tutto.

like an angel

July 21st, 2008

prosciutto e melone

July 19th, 2008

domani è domenica
e forse pioverà.

turf

July 13th, 2008
a

la sensazione ovattata di fare defaticamento al campo, sotto la pioggia
senza scarpe, con le calze fradice di acqua
- la pioggia sottile mi si infila sotto la maglietta, zuppa anche quella
tra i capelli, mi rinfresca le membra bollenti e stanche
la sensazione del turf sintetico morbidissimo sotto i piedi
molleggia i passi della corsa, michela corre vicino a me

ho ricordato la curva tra la panchina di sinistra e la porta
all’incirca all’altezza della linea dei ventidue
i fari, che illuminano il campo e creano ombre (più d’una)
palline bianche sparse qua e là

ho ricordato questa precisa immagine
mentre rincasavo stasera, sotto la pioggia leggera estiva
ho desiderato trovarmi là, stanca ed esausta com’ero
anzichè a centinaia di chilometri di distanza.

ho desiderato ritornare anche solo per un attimo in quella memoria preziosa
fare qualche giro di campo, piano
mentre gente a random raccoglie le palline sparse
fa stretching reggendosi alla rete metallica
chiacchiera, barcolla verso lo spogliatoio, discute

pensavo che avrei continuato quella vita per molti anni a venire

se mi avessero detto che a diciannove anni
avrei rimpianto, o meglio ricordato con un sorriso un po’ storto e un po’ amaro
quei momenti quasi banali
li avrei mandati tutti a cagare.

dawn

July 12th, 2008

preferisco vedere l’alba quando mi alzo presto
piuttosto che quando vado a letto tardi

mi sembra di vederla dal lato sbagliato.

la zucchina anarchica

July 6th, 2008

Le zucchine anarchiche, sono una varietà di zucchine che si trova soltanto a milano soltanto in luglio. quando fa proprio caldissimo, o ha fatto caldissimo negli ultimi giorni, insomma.

Questa sera sono state cucinate secondo la ricetta originale, offerta quindi ai lettori del blog.

ingredienti:

- una o più zucchine, rigorosamente di opinioni estremiste.
- 1 cipolla rossa
- maionese (un cucchiaino)
- pepe macinato
- prezzemolo
- alici sott’olio
- acqua.

Aprite il frigorifero,
all’interno dello scomparto dedicato agli ortaggi noterete le allegre ciligie che vi sorridono, le carote, arancio, splendenti nella loro vivacità e i pomodori, rossi e lucenti, più vivi che mai.
in fondo, sotto l’insalata fresca fresca e i bitorzoluti cetrioli piangeranno flebilmente una coppia di zucchine, infiacchite dal caldo e dalla pressione dell’altra verdura più estiva.
Se ascoltate con attenzione i lamenti potrete notare le idee sovversive che scuotono le zucchine striate, alimentano i singhiozzi:
"il burro la fa da padrone!" dice una "già, bisogna fare qualcosa, mettiamo una bomba all’interno di una delle uova", "o nella confezione del philadelphia".

consiglio personale:
siccome la buona riuscita del piatto è da attribuirsi in eguale parte al fato e all’intraprendenza delle zucchine, fate come me, che mentre cucinavo ho mangiato un paio di carote, svariate ciliegie, pomodorini freschi (e non del tutto miei), tre fette di salame e (uhm) un paio di atene.

ma andiamo a incominciare

sporcate la padella di olio e buttateci la cipolla (no, non intera, tipo quanta ne avete voglia) precedentemente sminuzzata.
mentre questa frigge e schizza, lavate e poi tagliate la zucchina più grossa, lasciando la piccola a lamentarsi da sola nel sacchetto di plastica.
mettete in padella anche la zucchina, girando e rigirando con un mestolo di legno in modo che non si bruci; abbassate il fuoco in modo che sia lento lento.
a questo punto arriva la figata.
prendete un bicchiere, il barattolo di maionese e le alici.
tagliate due alici a piccoli pezzettini e mettetele nel bicchiere con uno (massimo due) cucchiaini di maionese
poi tritate il pepe nel bicchiere, quello a volontà, io ce ne ho messo una cifrissima perchè così a me piace.
versate dell’acqua nel bicchiere, in modo che copra all’incirca un terzo del bicchiere e mescolate tutto con una forchetta. girate forte, deve uscire una specie di salsa-poltiglia con la maionese in sospensione.
finito di pasticciare con la salsa versate il tutto nella padella con le zucchine.
coprite con un coperchio e aspettate che si sia completamente rappreso il sugo.
una roba tipo dieci minuti,
io ho avuto tempo di sbucciare e mangiare le carote
lavare e gustarmi quasi tutti i pomodorini e le ciliegie
prendere due fette di salame e poi, non contenta, riestrarre il salame dal frigo e tagliarne una terza fetta.
ho riflettuto discretamente sulla noia della giornata
e fatto pronostici sul tempo atmosferico dell’indomani.

quando le zucchine sono quasi cotte
aggiungete sale e prezzemolo fresco
aspettate ancora un po’, poi, finalmente impazienti, versate in un piatto fondo e contemplate il risultato.

chiaramente, essendo luglio, facendo un caldo porco, nessun umano dotato di minima intelligenza mangerebbe subito subito.
quindi avete tempo di finire i vostri spuntini con calma, fare una telefonata, controllare la posta di gmail.

l’aspetto esteriore
se siete stati fortunati
potrebbe assomigliare a questa cosa qui.

zucchine

a me sono piaciute talmente tanto
che avrei voluto averle cucinate tutte e due, ste merda di zucchine.
e invece no, mi tocca ripetere l’esperienza in futuro.

aiuto.

posate

July 4th, 2008

cielo grigio bianco, afa, fa caldo
ho messo la moka sul fornello spento e aspettavo.

penso che una delle cose più imbarazzanti e fastidiose
della vita, in generale
siano i pasti in completo silenzio
quando si sente il suono delle posate contro la ceramica dei piatti, il deglutire, masticare, il tiepido ovattato suono dei morsi. i denti che afferrano e strappano la carne.

fosse per me, metterei musica ovunque
soprattutto durante i pasti
mi piace mangiare sola, ma non mi piace sentire il suono di me mentre mangio
mi piace mangiare con gli altri
ma non mi piace sentire i suoni prodotti dalle loro bocche, le labbra affamate che succhiano il sugo
la lingua che esplora i rimasugli di pasta, prezzemolo tra i denti
mi da sui nervi, sentire questi suoni di vita
mi urta, come un tic ripetitivo, un’allarme, lontano, di un’auto vuota coi finestrini un poco abbassati – pronta ai ladri.

mi infastidisce chi mi tocca mentre parla
hai già la mia attenzione, ti sto guardando
perchè devi martellarmi il braccio con le tue dita sudate ricercandone maggiore?

le persone che si mettono in ridicolo
sole, oppure di fronte ai conoscenti
coi loro comportamenti risibili, i difetti, e le stranezze non sufficientemente mascherate
mettono a disagio me, pure lontana. figuriamoci loro come si sentono

per il resto sono un passeggero paziente
insensibile agli spigoli aguzzi, i lati irregolari delle cose che non controllo

il caldo infittisce i miei fastidii
mi rende più schizzinosa, apatica, scazzata.

tizzone di fuoco

July 4th, 2008

io e il cane ci siamo divertiti una cifra,
non so gli altri.

kiralau