blazer
January 31st, 2008 non c’è motivo, non c’è
per cui il tetrafarmacon non possa avere la meglio.
non c’è motivo, non c’è
per cui il tetrafarmacon non possa avere la meglio.
scossa da un tremore
che non so più
se è il freddo
o il cuore.
once I’m out of reach
we never speak
we never compromise.
il metodo più breve
per riprendersi da una sbornia
è ricominciare a bere
subito.
e François de la Rochefoucauld
mi può baciare il culo.
oh yeah.
Voi tutti, vi incazzate
quando sono materialista, quando guardo al fine, e non agli intenti
quando il risultato non basta, e non me ne frega un cazzo se ci hai provato. anche io ci provo tutti i giorni e non c’è nessuno a ringraziarmi. a dirmi “oh, pazienza, almeno hai fatto un tentativo”.
ma quel che mi rimane, che posso avere
è la serenità
la lucidità per raccontare il passato
esorcizzare i demoni blu. spingerli contro il muro, con una mano che stringe la gola e un coltello piantato nel fianco.
ho bisogno di pace, ho bisogno
superfici lucide in cui specchiarmi.
suoni ovattati e colori tiepidi, intorno.
Qualunque cosa mi abbia ferita, mi abbia sottratto, rubato, convinta a gettare un pezzo di me
auferebatur aut subripiebatur aut excidebat
Io sono viva, sono ancora qui, anche se parte della mia vita è distrutta.
Tutto ciò che mi rimane è il futuro
E se lascio che la rabbia mi consumi
perderò anche quello.
memoriam quoque ipsam cum voce perdidissemus, si tam in nostra potestate esset oblivisci quam tacere.
vorrei che anche uno solo
di questi sordi minuti di rabbia
avesse l’effetto che gli auguro.
senti, se ti fa questo effetto, bimba mia, se ha tutto questo potere su di te, è perchè tu gliel’hai dato. almeno sii conscia di questo.
non credo, sai? ho come l’impressione che cose come queste facciano parte di un altro piano di esistenza. sono quegli argomenti indipendenti dalla mia volontà come il tempo atmosferico, il governo, le partite di calcio. mi condizionano la vita, ma io non posso farci assolutamente nulla.
toh, prendere l’ombrello.
penso che siano tutte stronzate, piccola. dovresti imparare dalla tua amica, impugnare il rasoio di ockham – tagliare le radici.
hai tutto il tempo del mondo, ricordi?
non so quanto appartenga al piano fisico, tutto ciò. non so quanto sia in mio potere gestire anche questo.
non cercare scuse eteree. non cercare di rifugiarti nella comodità del mortale impotente, di fronte agli dei. lo sai bene, di cosa sono fatti gli dei.
devo ancora decidere, se hai ragione, fratellino.
abbiamo tutto il tempo del mondo, sis.
hai un’eternità per impazzire dietro a queste puttanate.
solo che un giorno ti sveglierai vecchia e stanca. ti guarderai allo specchio, e ti domanderai che ne è stato della tua vita.
non sono sicuro di sapere se ti piacerà, quello che vedrai.
non voglio essere lì, però, di questo sono certo. quando accadrà.
…
fulsere quondam candidi tibi soles.
(…)
fulsere vere candidi tibi soles.
#
sed obstinata mente perfer, obdura!
brucio senza interessarmi delle fotografie in bianco e nero
consumo la velocità e la gioia dei gesti che sai suggerirmi
ogni colore ha appena acquistato valenza nuova e non più tanto mia
mi restano i profumi, certo. ma quelli non hanno mica lo stesso peso
sparerei volentieri ad un animale lontano, per il gusto di vederlo stramazzare a terra e magari perdere sangue.
prenderei volentieri la testa di un uomo tra le mani, per scuoterla mentre lo guardo negli occhi e lo prendo a testate sul naso. finchè non muore, tipo.
secondo voi un Leone può dormire a pelle d’orso?
tirare zampate pesanti alla porta, graffiare il mogano lucidato coi suoi artigli selvaggi
fottersene del prezzo e vomitare antilopi sul parquet.
Riconosco che non è la mia posizione, quella ideale per guardarvi.
nè tantomeno, piuttosto, quella per giudicare
riconosco la penna di Iago fra le dita. ho idea del suo respiro affannoso sulla mia schiena mentre pensa di sbattersi una ragazzina qualsiasi e invece si sbatte me.
Sono devota alla causa che il mio cuore mi pone fra le dita
sono fedele alle fibre dell’anima che vibrano in una direzione soltanto
chino la testa e abbraccio la consapevolezza con sorrisi di un amaro che fa spavento.
questo non mi rende indifferente
non mi allontana manco per il cazzo.
tutto questo, mi rende soltanto più lungimirante
e fottuta, fino al midollo, dentro. senza particolari vie di scampo
più vedo, più conosco,_ meno ho la leggerezza della scelta.
la dimora della carne, del desiderio
ha un indirizzo che vago per giorni cercando.
come se non fosse più la mia città, Babilonia, in cui abito.
come se avessi di colpo dimenticato i passi.
riconoscere i capricci
e il peso della mia inferiorità
in relazione ad altre a cui bene volo,vis,velle
mi fa incazzare tantissimo.
ma fes.
stanchezza mortale
per quel che si suole dire, per quel che è giusto fare
dedicami una canzone
presta il tuo collo ai denti dei cani
lascia che azzannino, atteone, le tue braccia forti.
non ti posso perdonare
per quello che non fai, per quello che non dici
non capisco con che criterio pulisci la coscienza
con quale coraggio perseveri nei tuoi disegni
o tempora, o mores
i tuoi mores sono pericolosi, la mia pelle lucida
sarò io a soccombere.
non ne ho voglia, oggi.
quello che mi fa incazzare
è che se non fossi tu sarebbe un altro
che mi dice le stesse cose, che mi guarda con gli stessi occhi e trema
che si lascia attraversare dalle lame con fierezza dolce, suicida
qualcuno che lo fa in modo non patetico. non vergognoso o risibile.
che ha la presenza di lasciarsi toccare, e accarezzare
che lo fa con gesti attenti
si fa poi travolgere dal pianto, dalla paura del dolore
dal lamento.
qualcuno che sappia recitare bene questa parte
nella scenetta ripetuta ab urbe condita.
se non fossi tu, il tuo viso particolare
sarebbe il viso particolare di un altro
allo stesso modo particolare nella folla della massa di tutti gli altri.
nella relatività delle esperienze
ovunque c’è un’altra persona così.
tutto questo svilisce il tuo ardore
svilisce il mio sforzo, invecchia la poesia dei sorrisi
mi fa incazzare da morire. cercare cosa ti distingue da ogni altra creatura vivente.
cose che non siano statistiche o numeri o colori delle sopracciglia o tratti disegnati con gli zigomi e labbra baci inflessioni dell’accento
potresti trovarti a scopare con una puttana fra vent’anni e notare che ti ricorda me nel viso.
potrei incontrare una persona domani e provare le stesse cose che ho provato con te
ma so già in partenza che.
e taglio tutto il resto.
come quando ti distrai e non ascolti una barzelletta per intero, perchè la sai già, la fine
mica ridi come la prima volta.
e il bello allora è accanirsi sull’inutile particolarità di questo essere in questo momento della vita.
sui dettagli che se cambiassero non cambierebbe un cazzo
ma l’importante è che siano ora.
saltem
si qua mihi de te suscepta fuisset
ante fugam suboles
si quis
mihi
parvulus aula luderet
Aeneas
qui te tamen ore referret
non equidem omnino
capta ac deserta
viderer
sarebbe un pensiero triste
ed egoista.
ma ci sarà un motivo per cui ha 2030 anni.
e a noi ci sembrano anacronistiche le cose che si dicevano trent’anni fa
mavaffanculo.
your booth pink
are very simpson.
he’s womaner than you’d think
really.
I’d love to hug him, her, ehr, now.