il minimo spazio
November 30th, 2007una volta
a leggere "venerdì"
pensavo "it’s friday I’m in love"
lo pensavo col sorriso sulle labbra, con le foto in mano, la fierezza e la presenza persistente e costante di certezze, nel mio cuore / di avere dalla mia un’unione sacrosanta e protetta
da sbattere in faccia al primo passante.
prima ancora //
ho passato un sacco di tempo a pensare "It’s friday / I’m in love" e mi sto calpestando lo sterno con uno schiacciasassi.
perchè sono anni che *amo* e *amo a vuoto*.
e forse sarebbe anche ora di piantarla di prendere il venerdì come scusa per essere innamorata. perchè, voglio dire, lo sono allo stesso modo anche gli altri giorni della settimana. e questo è solo un giorno in cui lo dico ad alta voce. lo dico con disgusto, e un po’ di vergogna, ma anche la cara voluptas dolendi che a noi ggiòvani tanto ci piace.
perchè siamo emo, fingiamo di tagliarci le vene e ascoltare cantantini tristi con le loro chitarrine del cazzo, che dicono di stare male più o meno quanto noi, più o meno giornalmente.
*
adesso, penso "venerdì".
e basta, tipo.
non è che io sia triste, o sconsolata, o depressa
come c’è chi vorrebbe farmi credere.
magari un po’ disillusa sì. e tanto incredula.
e altre parole desuete e ridicole che al momento mi passano per la testa.
e ancora non so rendere il mio "senza difese".
dovrei cavalcare il flow, l’onda sinusoidale dei giorni che alternano "sereno variabile", con "probabili schiarite nel pomeriggio".
ci sono i giorni che dico "evviva" e i giorni in cui mi maledico per la mia ingenuità schifosa e controproducente.
andrò a cucinare.
la pasta è l’unica donna che non ti può dire di nò.