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what’s not on the menu, part 2

July 23rd, 2010

è una calma disarmante, quella con la quale affronto e guardo/

queste cose vorrei dirtele (non mi costa niente scrivertele)
ma non mi piace il fatto che tu non mi risponda, lo trovo una mancanza di rispetto-
leggi, e magari ne parliamo, ma la mia mail rimane soltanto inviata (non so, mi fa girare il cazzo).

il fatto è che trovo parecchio insensata la tua gelosia
a mio parere non ne hai il diritto- se anziché vedermi con te, passo del tempo con qualcun altro è perchè loro (oppure lui, in questo caso) sono più sinceri di te, più chiari.
lui lo dichiara apertamente “mi piace passare del tempo con te”, e me lo dimostra nella maniera più classica: passando del tempo con me.
tu me lo dici a parole ma sembra sempre che tu faccia di tutto per evitarmi.
che c’è? stai cercando di impreziosirti? di negarti per tirare le corde? pensi forse che se tu mi dicessi sempre di sì mi stancherei di te?
Lasciatelo dire: ho bisogno di molto meno per soddisfare la mia fame di novità/ quello che tu hai qui è un comportamento infantile del cazzo- magari rende le cose meno noiose per te, ma annoia moltissimo me.

e non voglio neanche dirti che ti comporti male, che mi ferisci, perché (per quanto, sono certa, ti lusingherebbe moltissimo) non arrivi a tanto-
è come quando ti tagli con la carta: fa un male cane i primi cinque minuti, scende una goccina di sangue, dopo poco ti sei già dimenticato il taglio dov’era.

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non capisco come tu riesca a reggere con tale immaturità il discorso: voler a tutti i costi cioè avvalorare l’ipotesi che ferisci le persone e perciò loro se ne vanno; hai davvero bisogno di costruirti una scusa? dare al prossimo una motivazione per disdegnare la tua compagnia?

è chiaro che offrire una via d’uscita, così chiaramente, ti pone nella posizione di poter dire “visto? te l’avevo detto, alla fine se ne vanno tutti- perché li faccio soffrire”; ma sai che c’è? se ne andrebbero ugualmente, anche senza alcuno sforzo da parte tua- perché tutti, prima o poi, se ne vanno.

quindi cos’è sta vigliaccheria? questa paura di vivere il confronto, il rapporto con le persone che per ora stanno qui- quanta fretta hai di allontanarle, per poi piangere un nuovo abbandono!

non lo nascondo, è amaro, vedere queste cose in te.
ma non ha nemmeno senso illudermi sperando che tu reagisca per conto tuo, perché è darti decisamente troppa fiducia.

ho visto delle belle cose in te, ma più vado avanti, più mi rendo conto che vai in giro con dei buchi enormi, che non vuoi crescere, che non vuoi migliorare- che desideri unicamente proseguire nel tuo percorso in loop per il resto della tua vita. perché è un percorso stabilito, disegnato, non prevede cambiamenti, è sicuro e ti rassicura.
il mio scopo è quello di essere qui e dirti: lo facciamo un passo fuori dal cerchio, perfavore?

e tu poi magari mi puoi pure dire no, chissene frega.

long slow goodbye

July 22nd, 2010

ho un particolare desiderio di scrivere lettere d’addio.
lettere per questo e per quello, per chi è stato importante, per chi ho incrociato per poco-
lettere che contengono quelle cose sulle quali avrei voluto ma non sono ancora o del tutto riuscita a spiegarmi.
quelle cose che non c’è ormai tempo di risolvere, oppure ho perso la speranza di.

va che mica muori. dice qualcuno.
invece un po’ sì.

synecdoche

July 19th, 2010

part of something is used to refer to the whole thing.

libenter / malvolentieri

June 19th, 2010

ultimamente sono di talmente poche parole
che mi pare che questo blog sia diventato la succursale del mio tumblr

a

June 14th, 2010

what’s not on the menu

June 12th, 2010

what’s the use of having a plaything if then she’s the one pulling the strings?

non mi batte nemmeno il cuore, e questo è un buon segno.
dai è un buon segno, è un buon segno – di solito funziona così.
è una di quelle prove per capire. e finché non mi batte il cuore o mi si stringe lo stomaco o comincio a sudare o non ho improvvisamente più fame le cose sono ancora sotto il mio superiore controllo.

fa un caldo insopportabile- sarà per quello che non tremo?
lords of kobol- vedete di non farmi scherzi.

horses

June 3rd, 2010

It’s never over / My kingdom for a kiss upon her shoulder.

ha ceduto il suo passo alla chiarità di un’intesa inesprimibile

May 30th, 2010

Ho fatto dei sogni molto chiari- che insomma è stato difficile non prendere per veri al risveglio.

Nello specifico ho sognato T, con la quale, seduta su un divano, vivevo un immenso déja vu, e le chiedevo: non mi ricordo, che giorno era, questo? quand’era avevamo fatto questi discorsi? E lei mi guardava sorridendo e diceva: oggi.
Allora io incalzavo chiedendo “no, non hai capito: che giorno è oggi? che giorno è quello che in questa situazione è oggi? so che lo sai, dimmelo”.
Lei rideva, ora apertamente, dicendo: “no sei tu che non hai capito: oggi è oggi, tutto questo è già successo, tutto questo succederà ancora.”

Poi il sogno continuava, c’erano degli alberi enormi, giganti- altri bei paesaggi degni di nota, esplorati con calma.
E poi, nel momento meno adatto, un momento di tensione, di fuga, chiamavo Paolo. Mi rispondeva una sua amica, facendomi un lungo discorso su quanto lui fosse arrabbiato, o seccato, o insomma avesse la luna storta per aver litigato con una certa Sabrina, che se l’era presa quando lui e un’altra, di cui non ricordo il nome (ma non era il mio) avevano annunciato il loro matrimonio.
Io le dicevo: no grazie, non voglio sentire queste cose, volevo parlare con lui, ma ora non voglio più parlare con lui.
E lei rispondeva: sicura che non vuoi parlare con me? So che lui non è d’accordo ma non capisco perché una persona come te queste cose non le debba sapere. Se vuoi ti richiamo più tardi.
Grazie no, grazie.

Così ci tocca dare ascolto a queste profezie conosciute in sogno.
Devo crederci? Mi viene difficile difficile non farlo.

distraho

May 18th, 2010

Ultimamente c’ho questa sensazione strana: come se mi dovessi a tutti i costi distrarre- fare cose per non pensare.
Ma non è che ho un motivo o una preoccupazione esplicita che giustifichi_
Non lo so, ho bisogno di leggere, giocare, ascoltare musica, lavarmi i denti quattro volte al giorno, lavare i piatti, fare il bucato e cucinare a più non posso.
Sarà la tesi, sarà sta cosa che tutto finisce e l’altra volta (quella di tre anni fa) io l’avevo fregato sto momento, l’avevo battuto sul tempo pre-decidendo cos’avrei fatto, sistemando tutto, stendendo la strada piana un anno prima.
Anche adesso ci ho provato, però non sono sicura al 150% che andrà liscia.
Magari la preoccupazione è questa – anzi, molto probabilmente è questo.
Parte di me vuole essere pratica e fare tutto il necessario per far andare le cose a modo.
Parte di me spera neanche troppo segretamente che se chiudo gli occhi il problema sparirà da solo.

I didn’t stand a chance

May 3rd, 2010

i died a sudden death / i made an awful mess