A&T
June 30th, 2010ok è ufficiale, me ne vado :)
ok è ufficiale, me ne vado :)
Ho appena aperto l’armadio e ho visto la felpa verde col cane.
Erano anni che non la rivedevo.
Forse, ripensandoci, tre traslochi non sono stati poi tanto male.
Non so neanche dov’era rimasta e cosa ci faccia in bella vista sullo scaffale insieme agli amici maglioni.
Evidentemente gli dei hanno deciso che era tempo che ci reincontrassimo.
ho letto poco fa una nota sul mio moleskine relativa ad un fantomatico "amico della nichi".
Nichi, altresì detta Nicole, eccetera.
però siccome era scritto veloce e male ho letto Michi.
dico, in corsivo M e N si confondono parecchio // comunque, non è tanto questo il punto.
nella mia testa ho ripetuto "Michi", l’ho pronunciato, "Michi", perchè aveva qualcosa di incredibilmente familiare, eppure lontanissimo da me.
poi ho concluso: "la Michi", questo insieme di suoni, per me non ha più significato. come quando ripeti la stessa parola come un mantra, "matita matita matita matita", e dopo un po’ ti concentri così a fondo sul suono che perdi di vista l’oggetto che rappresenta.
per me il suono "lamìchi", non vuol dire proprio niente.
mi sa di nome esotico di un qualche animale o frutto del cazzo che sta dall’altra parte del mondo, toh.
nè un nome nè una persona nè un’idea.
rimozione brutale.
sticazzi.
la sensazione ovattata di fare defaticamento al campo, sotto la pioggia
senza scarpe, con le calze fradice di acqua
- la pioggia sottile mi si infila sotto la maglietta, zuppa anche quella
tra i capelli, mi rinfresca le membra bollenti e stanche
la sensazione del turf sintetico morbidissimo sotto i piedi
molleggia i passi della corsa, michela corre vicino a me
ho ricordato la curva tra la panchina di sinistra e la porta
all’incirca all’altezza della linea dei ventidue
i fari, che illuminano il campo e creano ombre (più d’una)
palline bianche sparse qua e là
ho ricordato questa precisa immagine
mentre rincasavo stasera, sotto la pioggia leggera estiva
ho desiderato trovarmi là, stanca ed esausta com’ero
anzichè a centinaia di chilometri di distanza.
ho desiderato ritornare anche solo per un attimo in quella memoria preziosa
fare qualche giro di campo, piano
mentre gente a random raccoglie le palline sparse
fa stretching reggendosi alla rete metallica
chiacchiera, barcolla verso lo spogliatoio, discute
pensavo che avrei continuato quella vita per molti anni a venire
se mi avessero detto che a diciannove anni
avrei rimpianto, o meglio ricordato con un sorriso un po’ storto e un po’ amaro
quei momenti quasi banali
li avrei mandati tutti a cagare.
Mi è arrivata una cartolina di mia nonna dalle isole Tremiti,
probabilmente anche lei era lì
a pulire i ricci.
che poi, dico
questa faccia
ha un che di familiare.

ma porco.