‘mon unicorne’ Category

mexican standoff

April 29th, 2010

Gli ho detto: ho ancora il tuo regalo di natale
questo significa che sono passati sei mesi.
mi ha  risposto che potrei quasi cambiare la carta e riciclarlo come regalo di compleanno.
mi è venuto da ridere.

L’ultima volta che sono stata a casa tua faceva caldo, avevo appena comprato per me e per te una maglietta con un panda- lavoravo ancora in quel negozio in centro, ed erano quasi due anni fa.
Dopo di allora c’è stato un concerto di Andrew Bird, poi un aperitivo al Twenty con un sacco di zanzare a disturbarmi, e poi un concerto degli Wilco.

Poi penso: come ho fatto a rimanere completamente innamorata di una persona che ho visto tre volte negli ultimi due anni?
Con che coraggio mi sono sentita in colpa nel deluderti, con che coraggio ho sofferto perché non ti fidavi di me?
Piango ogni volta che ci penso. piango adesso, anche se non è il momento.
Piango perché non c’è altro da fare- non sono capace di fare altro.

Ma non è un pensiero triste, oppure nostalgico;
in realtà è semplicemente accettare che mentre la mia vita veniva ribaltata, mentre incontravo persone, leggevo libri, prendevo decisioni importanti- tu non eri mai qui a condividere questi momenti- altre persone, le persone sbagliate condividevano questi momenti con me, e non tu.
ho tanto insistito, mi sono impuntata, mi sono arrabbiata, perché tu ci fossi, ma non è servito a niente.
questo non è triste, o amaro, è solo accaduto.

Non so se rendo l’idea: cosa posso fare di diverso da accettare le cose come sono andate?
Se non sei stato qui, in tutto questo tempo, è perché evidentemente non lo ritenevi importante, oppure necessario.
Io ho sofferto della tua mancanza, e mi sono arrangiata ad andare avanti.
Mi piacerebbe che tu fossi davvero parte della mia vita, come ti ho detto, sarei disposta ad aspettare tutto il tempo necessario, anche più di questo- ma ho come l’impressione che non ci sia mai una fine all’attesa.
E io ho bisogno di avere fisicamente qualcuno che si prenda cura di me, e tu non sei qui a farlo.

çc, ça craint

December 21st, 2009

you said this so many times it’s almost nonsens-ical

voglio vederti

shall I come in?

November 14th, 2009

non riesco a togliermi questo sapore
questo odore dalle mani

dalla memoria.

c’è poco da fare. c’è poco da fare c’è poco da poco da fare
e sopratutto lo so, che c’è da fare-

Un sapore, tutto qui
Qualcosa appiccicato sulle pareti della gola
che ti fa aprire e chiudere la bocca
aprire e chiudere la bocca in continuazione.

noFill()

November 4th, 2009

I want a way to smooth the lines of your being so distant.
it pains me to think that when I’ll be even farther, nothing is going to change, not really.
sometimes I think I’m just being a fool – that I should let you go
but then, with a quick glance to everybody else around me, even the nicest people – the ones I find most attractive, or intresting – no one can be even remotely compared to you.
and it’s not even a matter of quality any more, it’s more like you speak a different language entirely. your peculiar world is enthralling because it’s different from mine, and therefore from the one of everybody else that lies here with me.
Which is pretty disarming,
’cause I’ve spent the last two years trying to accustom my limits to your sharp edges,
but trying I sometimes fail, and that makes you lose confidence.
what I think is: I have the one-time opportunity to relate with a person that makes me feel like you do.
why exactly should I waste it?

I realize that most of this sensation I’m talking about comes from the idea I painted of you in my mind’s eye.
but hell, it’s there. I feel it.
why can’t it just be *real*?

dear

November 3rd, 2009

unicorno,
sono disarmata.

ogni volta accondiscendente, mite.
in una maniera difficile da dimostrare logicamente.
non so che mi prende (oppure lo so benissimo)
mite, docile, attenta – mite.

non fa alcuna differenza.

non ho capito

October 27th, 2009

con quale criterio,
secondo quale legge, ma sto migliorando.

 

oh, davvero eh.

un po’ mi scoccia che avevo imparato a non arrossire, avevo imparato a gestire gli output esterni in maniera che dirò conveniente;
e poi, ad un certo punto, quel punto, ho dovuto riscrivere il sistema da capo.
ora devo imparare di nuovo queste poche ovvietà -

baby steps.

°,

October 27th, 2009

and besides,
I care because I do.

giove ammone docet

October 13th, 2009

cervo

rettifica

September 7th, 2009

in fin dei conti, va bene cercare di non peccare di relativismo
va bene cercare di scremare lo stato di ogni evento separando gli zero dagli uno
però qui ci stiamo dimenticando una cosa
che per quanto la realtà sia una. gli avvenimenti siano univoci, gli stati dei toggle degli eventi siano true, oppure false,
la percezione che i bravi protagonisti di questa vicenda ne hanno avuto è personale – e magari differente dalla realtà, magari no, non è rilevante.

quindi le realtà che essi vivono sono su due piani di realtà diversi
costituiti dai loro toggle dei loro eventi con i loro stati immaginari percepiti.

insomma, è una cosa che io tendo a dimenticare in fretta
ansiosa come sono di dipanare il mio garbuglio personale di cause-conseguenze.

e quell’altro è un piano di realtà ormai troppo diverso dal mio
perchè io possa anche solo immaginarlo con sufficiente fedeltà.

fiction/non-fiction

September 7th, 2009

immagino ci voglia tempo
quantomeno ce ne voglia dell’altro.
per eliminare totalmente il fiato corto, i piccoli tuffi al cuore, la paura sottile e fredda che percorre le mani, le spalle -intorpidisce le dita-

immagino ci voglia dell’altro tempo, della calma,
piccoli passi bianchi fatti con cautela

unicorno mi dispiace,
non avrei voluto cadere così in basso
avrei voluto starmene ben lontana dalla pelle d’oca che ho addosso ora
-non è vero-forse non avrei voluto del tutto
ma ho voluto moltissimo ferirmi
spaccare a calci e pugni tutte le finestre della stanza
e poi pestare con le mani e le ginocchia i vetri sparsi a terra
i cocci degli specchi e dei lampadari spaccati

giusto per provare qualcosa- è adolescente, è capriccioso, voler provare qualcosa a tutti i costi-
mi ricorda molto quella volta che ho spremuto il succo di un limone intero sulla lingua per sentire l’acido consumarmi la bocca.
mi ricorda la spinta irrazionale di quel momento, e del momento in cui ho affondato il coltello nella scorza del limone, per tagliarlo a metà.

ha molto in comune con altre spinte -che erano ugualmente suicide ma palesavano meno autolesionismo
insomma -credo- ci sia della sostanziale differenza tra voler provare qualcosa a tutti i costi, per noia, per disperazione – e procedere incuranti del pericolo vero e proprio di morire.
non è molta ma c’è. e mi spaventa molto.

mi spaventa la voluptas dolendi, mi spaventa l’ascendente che queste cose hanno avuto su di me
mi spaventa la noncuranza, lo sprezzo del futuro e delle conseguenze
la soddisfazione di avere la bocca e le mani sporche fino ai gomiti
di rotolarmi nel fango ubriaca e vinta e persa.
è svilente. molto.