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what’s not on the menu

June 12th, 2010

what’s the use of having a plaything if then she’s the one pulling the strings?

non mi batte nemmeno il cuore, e questo è un buon segno.
dai è un buon segno, è un buon segno – di solito funziona così.
è una di quelle prove per capire. e finché non mi batte il cuore o mi si stringe lo stomaco o comincio a sudare o non ho improvvisamente più fame le cose sono ancora sotto il mio superiore controllo.

fa un caldo insopportabile- sarà per quello che non tremo?
lords of kobol- vedete di non farmi scherzi.

prodesse/prodezze

December 28th, 2009

ok. ok. se tu non facessi così io non ti darei mai corda. lo so.

ne sono conscia. che l’interesse che provo nei tuoi confronti è costituito al 99% da cose come queste. perchè è bene che ricordiamo che il resto è fuffa, giusto?
sei una persona assolutamente qualsiasi, dall’aspetto ordinario e dalla vita ordinaria.
non hai qualità particolari, spigoli del carattere che combacino coi miei se non l’innata tua capacità di sfinirmi.

quindi a che pro comportarsi così?
chi ci guadagna? proprio: cui prodest?

è per assicurarti la mia fedeltà che devi tirare le mie corde in questo modo?
è per saggiare quanto so piegare le ginocchia, quando so chinare la testa e deporre l’orgoglio?

oh so farlo- fidati di me, ho ottime referenze-
è che poi divento isterica violenta.

emergency stairwell

October 21st, 2009

oggi non ricordo neanche il mio nome, se non è una variabile dichiarata all’inizio della conversazione.

questa sensazione me ne ricorda moltissimo un’altra
che io attribuisco ad un luogo preciso:
antincendio
non voglio parlare di cosa è accaduto là
nè di quello che- adesso
perchè non so farlo.

so soltanto che in determinate occasioni,
conservo le funzioni vitali base, e chiudo tutti gli altri processi
perché sono superflui, sottraggono risorse alle mie necessità di allerta
i’m startled by small sounds / I find it difficult to take a big breath
divento accondiscendente, silenziosa,
devo fare attenzione a rispondere alle domande che mi vengono rivolte,
perché diversamente risponderei nella mia testa, senza preoccuparmi di aprire la bocca e muovere la voce.

è il metodo infallibile che uso per sopravvivere.
oggi me ne stavo nel cortile piccolo,
pensavo ai colombi sul tetto di fronte, alle fronde dei pini mosse da un vento che soffiava anni fa,
e tornava la pace di allora.
la pace vuota, silenziosa, la pace che asciuga.

e per carità funziona.
ma qui, non so voi, io ho un freddo cane.

ta politika, 2

August 31st, 2009

due. capito? due.

http://www.nytimes.com/2009/06/07/weekinreview/07donadio.html?_r=3&ref=global-home

un articolo per ricordare: “The real issue here is that Italy is not a meritocracy. It is a highly evolved feudal society in which everyone is seen as — and inevitably is — the product of a system, or a patron.”

i coretti delle canzoni di beck, cazzo

July 19th, 2009

zarri allucinanti

June 9th, 2009

quando l’estate scorsa stavo tornando da Cinisello
e mi sono fatta dare un passaggio in macchina da un mio collega
lui e Minez, da poco rientrato da Ibiza, discorrevano animatamente
di quanto fosse superfico  e imperdibile lo Space,
pompando house a manetta dallo stereo dell’auto.

Io nel sedile di dietro, stringevo la borsa e il cellulare, stanca, annoiata,
pensando a quei due zarri allucinanti che parlavano di figa e droga.

Poi mi hanno lasciata in parco Solari e io col mio sacchettino con dentro il salame
comprato al centro commerciale
mi accingevo a tornare a casa in tram
e lì, allo slargo dove c’è la fermata del 29,
mi accorgevo con sgomento della familiarità del luogo, della familiarità dell’edicola e del passaggio pedonale
e dicevo: cazzo ma qui ci sono stata quella volta che!

rivedevo le strade strette coi portici e le focaccerie, il sole, il caldo
più che altro la spensieratezza e l’amore sconsiderato, suicida, che provavo allora.
quella volta ancora con in mano le riviste, e poi, più tardi, in san babila, e poi in corso buenos aires.

Anche la stazione centrale dove stavo seduta sul marmo, ora ristrutturato, ma che è rimasto coperto per lungo tempo
i bagni pubblici, le monetine nella mia mano, i fermagli nei capelli.
il profumo, stantio e indesiderato, delle mie lacrime in fondo alla gola.
come piangevo! – come fumavo le Diana blu
come.
mi disperavo.

e poi mi domando ancora davvero perché  io voglia scappare?

subripiebatur #2

June 9th, 2009

faccio fatica a tirar fuori le parole
perché stavolta non ho voglia di proferire.

ripenso a Erika, seduta nella stanza del motel, con la schiena contro il letto – e il culo sulla moquette.
è morbida, la moquette e Erika non ha granché freddo.
(è un sacco di tempo che Erika sta lì. quanto saranno? cinque anni?)
ripenso al suo al suo destino – alla sua voce caramellata, a ciò che ha fatto e ciò che desidera.
Insomma, mi dispiace, no?
in fin dei conti le voglio bene.
Vorrei non averla trascurata, durante questo tempo – ma sono certa di averlo fatto.
Sono certa di essere stata incauta, curiosa – di avere snobbato e deriso promesse; so di non essermi presa le mie responsabilità, so di aver cercato di giustificarmi, tante volte.
Ma una cosa è certa: non ho mentito. Non ce l’ho fatta, sono un’attrice mediocre, io non la frego.

Avrei voluto, avrei voluto salvarmi il culo – dimenticare.
Ma non si può, non si fa così.

fu’ io, e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là su discende

Si elimina invece il superfluo, ci si costruisce la calma pian piano.
Coscienti, svegli, lucidi  – una lucidità mostruosa.
Una lucidità che increspa le superfici.

una lucidità che è una convalescenza dopo una lunga malattia
ineluttabile e bianca. I camici, i sorrisi degli amici, i bordi delle sensazioni ovattate.

Non so cosa mi sia necessario per dormire tranquilla,
probabilmente solo tempo.

Qualunque cosa mi abbia ferita, mi abbia sottratto, rubato, convinta a gettare un pezzo di me
auferebatur aut subripiebatur aut excidebat

Io sono viva, sono ancora qui, anche se parte della mia vita è distrutta.
Tutto ciò che mi rimane è il futuro
E se lascio che la rabbia mi consumi
perderò anche quello.

memoriam quoque ipsam cum voce perdidissemus, si tam in nostra potestate esset oblivisci quam tacere.

cotoletta

December 12th, 2008

Credo che ad un certo punto mi metterò ragionevolmente il cuore in pace e smetterò di piangere ad ogni accenno di ricordo del perchè soffro.
E’ sempre successo così.
Sono certa che anche questa volta non andrà diversamente.

to do's

December 8th, 2008

propositi per il futuro:

- riflettere sulla bellezza del periodo ipotattico e povero di avverbi.
- abolire le maiuscole automatiche a inizio di frase.
- fare qualche lettura interessante. una volta terminati i 18 libri che sto leggendo.
- magari fare delle letture interessanti prima.
- abbandonare la quieta pazienza superiore. che finora non ha portato a gran buoni frutti.
- spedire quel buon numero di vaffanculo che sono in bozza da un po’.

- cominciare.

mamma ho perso l'aereo

November 6th, 2008

gli stati uniti d’america hanno un presidente negro.
oggi mi ha scritto Marica.
fino a cinque minuti fa ero al telefono con Michela.

c’è qualcosa che non va.