non so se questo processo,
quello che sento scorrermi denso nelle vene,
si chiami crescere, oppure in altrettante maniere banali.
quella che percepisco, tuttavia, è una complessa forma di frustrazione.
quando qualche anno fa, in momenti come questi, avrei scritto mail infuriate, farcite di ipotassi;
ora, ingoio i fasti in eccesso e non scrivo proprio a nessuno.
anche se il prurito sulla pelle, nelle dita, è comunque presente, tendo a sminuire la cosa come un fenomeno passeggero e infantile, da evitare. mi dico: a che pro incazzarsi? cui prodest?
I fatti sono questi:
ho dei progetti razionali e ordinati, su come gestire la mia vita,
gestire la tabella riassuntiva delle ore che passo sveglia, delle ore che passo a lavorare e di quelle in cui mi svago, del contenuto ripartito delle attenzioni che voglio dedicare a chi e a chi altro.
è tutto molto pulito, lo ammetto: pulito come si puliscono i vestiti con la corretta dose di detersivo in lavatrice.
ciò che, in alcune occasioni, mi infastidisce, sono le variabili che non posso contare.
il fastidio immotivato, lievemente tachicardico, che provo ora, ritorna nella mia mente come un monito luterano: hai voluto contravvenire alle regole che tu stessa ti sei posta, e questi sono i risultati.
I casi sono due,
o la pianto di trattare la mia vita a bilanci e grafici e mi faccio una santa ragione di non essere una macchina.
oppure non lo so. c’è davvero una seconda ipotesi?
no perchè io la vorrei.
vorrei che fosse messo a verbale che a me non sta proprio bene tutto questo fuss over nothing.
Insomma, io non ce l’ho il lusso di perdere tempo, farmi distrarre da queste cagate. ok?
Se ho deciso che non ti voglio correre dietro perché sei una persona qualsiasi e non aggiungi valore alla mia vita, facciamo che non perdo nemmeno più tempo a chiederti se ci vediamo per quattro chiacchiere.
E lo so, lo so che avevo promesso che non l’avrei perso quel tempo, però l’ho fatto, perché in fondo mi sembrava una rigidità inutile e volevo fidarmi del mio istinto.
My bad, davvero.
D’ora in poi giuro che non lo faccio più però tu fammi sto favore,
smettila.